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| I DISABILI E LO SPORT - 100 anni di storia sportiva del disabile |
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Prospettiva storica
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L’origine dello sport agonistico per disabili è collegato direttamente alla riabilitazione dei veterani della II Guerra Mondiale con lesioni midollari, anche se esistono esempi precedenti di atleti disabili e organizzazioni sportive per disabili. In ogni caso è stato il rinnovato interesse per lo sport come terapia, negli ospedali inglesi e americani del dopoguerra, che ha portato lo sport per disabili allo stato attuale.
Lo sviluppo di questa vera e propria filosofia va accreditato ampiamente in Inghilterra a Sir Ludwig Guttman. Mentre era direttore del National Spinal Injuries Centre di Stoke Mandeville nel 1948, egli introdusse il tiro con l’arco come misura terapeutica per i veterani paraplegici. Il primo evento sportivo internazionale per questi soggetti si svolse a Stoke Mandeville quattro anni più tardi, sotto forma di una competizione di tiro con l’arco fra paraplegici ospitati nell’Istituto e simili atleti olandesi.
Contemporaneamente gli Stati Uniti videro lo sviluppo di gare di pallacanestro su sedia a rotelle fra gli ospiti dei Veterans Administration Hospitals. Una figura di spicco in questo campo fu il prof. Timothy J. Nugent, dell’Università dell’Illinois, che organizzò il primo Torneo Nazionale di Pallacanestro su sedia a rotelle a Galesburg, Illinois, nel 1949.
I Giochi di Stoke Mandeville crebbero in popolarità, finendo per includere sempre più nazioni in un numero crescente di avvenimenti sportivi. Nel 1956 i Giochi vennero formalmente riconosciuti dal C.I.O. con la messa in palio della Coppa Fearnley, un simbolo delle finalità del moderno movimento olimpico. Anche le attività su sedia rotelle conobbero un’espansione negli Stati Uniti e nel 1957 i primi Giochi Nazionali per sedie a rotelle di New York videro gare di pallacanestro, corsa su pista e su strada, nuoto, tennis da tavolo e tiro con l’arco.
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In seguito a ciò varie associazioni per i disabili nacquero sia in Inghilterra, sia negli Stati Uniti. La nascita della National Wheelchair Athletic Association (NWAA) nel 1958 offrì ulteriori opportunità agli atleti disabili di competere in varie discipline sportive. Nel 1960 si formò l’International Stoke Mandeville Games Committee (ISMGC) per venire incontro all’interesse internazionale nello sport per disabili. La NWAA iniziò una procedura formale di affiliazione al ISMGC l’anno stesso, dimostrando così l’obiettiva necessità di uno sforzo cooperativo nella creazione di un movimento sportivo internazionale.
I Giochi di Stoke Mandeville crebbero fino al punto che si rese necessario trovare una località più grande per ospitarli. Nel 1960 i Giochi si spostarono a Roma ed ebbero luogo subito dopo le Olimpiadi. Circa 400 atleti da 23 Paesi abitarono nel Villaggio Olimpico e gareggiarono nello Stadio Olimpico. Le gare internazionali tornarono a Stoke Mandeville nei successivi tre anni.
Nel 1964 i Giochi si spostarono nella città olimpica di Tokyo, Giappone, confermando la tendenza di tenere i Giochi Olimpici per Paraplegici (in inglese Paralympics) nell’anno olimpico e nella nazione che ospita le Olimpiadi per atleti normodotati. In questa occasione circa 450 atleti da 25 Paesi parteciparono ad un evento che promuoveva la competizione internazionale fra atleti disabili in accordo con l’ideale olimpico.
Furono introdotte discipline come la velocità (60 m) e la staffetta x 240 m, lo slalom con sedia a rotelle, il lancio del disco e il sollevamento pesi. A Tokyo comparvero il primo stendardo e il primo inno delle Olimpiadi per Disabili.
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Nel 1968 gli organismi deputati all’organizzazione dello sport per disabili non furono in grado di ottenere dal loro governo il sostegno necessario per ospitare i Giochi per disabili in Messico. Essi vennero tenuti di conseguenza a Tel Aviv, avendo l’ISMGC accettato un invito da Israele. Il risultato fu che 750 atleti di 29 Paesi parteciparono ad una manifestazione organizzata in meno di dodici mesi. In questo periodo nacquero organizzazioni di zona per facilitare ulteriori gare fra disabili. Nel 1967 furono fondati i Pan American Paraplegic Games e manifestazioni equivalenti sorsero in Europa, Estremo Oriente e Sud Pacifico.
Nel 1972 i Giochi vennero ospitati della città e dall’Università di Heidelberg in Germania. La sede olimpica di Monaco non poté essere usata per eccesso di barriere architettoniche. Circa 1000 paraplegici da 44 Paesi parteciparono per una gran varietà di sport. Vi fu una dimostrazione del Movimento Tedesco per lo Sport dei Disabili che coinvolse atleti amputati e ciechi, che attirò l’attenzione sulla necessità del tutto simile di questi di poter partecipare a una gara internazionale.
Così i Giochi Toronto, Canada, del 1976, furono i primi veri Giochi per i disabili fisici. Un totale di 1600 atleti paralizzati, amputati e ciechi di 42 Paesi partecipò a un evento sportivo completamente indipendente. Purtroppo questi furono anche i primi Giochi internazionali a cadere vittima della politica. L’inclusione di una squadra del Sud Africa, multirazziale e liberamente scelta, causò il ritiro delle rappresentative di otto Paesi da parte dei rispettivi governi e anche il governo canadese ritirò il suo supporto finanziario e morale. Ciò nonostante i Giochi furono un completo successo, senza deficit finanziari, grazie al sostegno di settori pubblici e privati canadesi e, cosa più importante, i Giochi mostrarono a più di 100.000 spettatori che cosa individui disabili possano realizzare per mezzo dello sport.
L’inserimento di atleti amputati e ciechi era prevalentemente il risultato degli sforzi dell’International Sport Organization for the Disabled (ISOD). L’ISOD era stato creato nel 1964 come organismo di coordinamento degli sport per tutti gli atleti disabili e per incorporare futuri gruppi nella sua organizzazione. Un regolamento sportivo internazionale emesso dall’ISOD venne applicato per la prima volta ai Giochi mondiali di Stoke Mandeville del 1974; alcune modifiche vennero successivamente apportate e applicate ai Giochi del 1976.
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I Giochi del 1980 non vennero tenuti in Unione Sovietica in concomitanza di quelli per atleti normodotati, in quanto quello Stato proclamò di non avere disabili e perciò non si offrì di ospitare le loro gare. I Giochi si tennero dunque ad Arnhem, Olanda, e, con 2500 atleti da 42 Paesi, furono il secondo evento sportivo mondiale di quell’anno. Fu anche l’esordio degli atleti affetti da paralisi cerebrale.
Nel 1984 non ci fu un’unica manifestazione internazionale che potesse essere definita come Olimpiadi dei disabili. L’International Stoke Mandeville Games Federation (ISMGF), che era diventato l’organismo di governo per gli atleti con lesioni midollare, ospitò a Stoke Mandeville i Settimi Giochi Mondiali per sedie a rotelle. Circa 2700 atleti da 45 Paesi gareggiarono separatamente rispetto a ciechi, amputati e altri atleti paralizzati. Questi stessi gruppi si riunirono a Long Island, New York, lo stesso anno per partecipare ai Giochi Internazionali per Disabili: vi furono 1700 atleti, da 41 Paesi. Il 1984 fu anche l’anno in cui una rappresentanza di disabili fu inclusa nelle Olimpiadi regolari. Le gare su pista degli 800 m femminili e 1500 m maschili su sedia a rotelle vennero incluse a scopo dimostrativo nelle Olimpiadi di Los Angeles.
Le Olimpiadi per Disabili di Seoul, Corea del Sud, nel 1988 riunirono paraplegici, ciechi, amputati e altri atleti paralizzati (soprattutto paralisi cerebrale). Furono le Olimpiadi per Disabili più imponenti mai effettuate in una città olimpica dal 1964. Più di 3000 atleti da oltre 60 Paesi si misurarono in 16 sport diversi per un periodo di dieci giorni.
Fu poi la volta di Barcellona nel 1992, con 3020 atleti da 83 Paesi a cui parteciparono 1.300.000 spettatori senza contare il completo collegamento televisivo, per la prima volta. Anche atleti con handicap mentali si cimentarono nel nuoto, pallacanestro, football e tennis da tavolo a Madrid.
Ad Atlanta, nel 1996, 3310 atleti da 103 Nazioni furono il più grande gruppo mai visto insieme in una città olimpica. A scopo dimostrativo furono introdotti due sport: vela e rugby. In questa Olimpiade vennero superati più di 220 record mondiali.
La previsione per Sydney 2000 è di 4000 atleti da 125 Paesi, con 18 discipline sportive, di cui 14 sono presenti anche nelle normali Olimpiadi.
Per quanto riguarda gli atleti amputati che, come si è detto, parteciparono ufficialmente per la prima volta alle Olimpiadi per Disabili di Toronto del 1976, essi furono ammessi a 11 discipline diverse, contro le 12 dei paraplegici e le 8 dei ciechi. L’assistenza sanitaria in questa Olimpiade era rappresentata da 3 medici, 3 infermiere professionali, 3 fisioterapisti e 3 assistenti per ognuno dei due turni di guardia giornalieri. A Barcellona, nel 1992, lo staff medico era rappresentato da 86 persone, di cui 12 erano medici.
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Classificazione degli atleti disabili
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- Atleti affetti da paralisi cerebrale
- Atleti non vedenti o con grave compromissione del visus
- Atleti che usano la sedia a rotelle
- Atleti amputati
- Atleti di statura bassa
- Atleti con ritardo di sviluppo mentale
- Atleti sordi
- Atleti cosiddetti "Les autres": atleti con limitazioni di movimento più o meno gravi a uno o più arti dovute a cause diverse dalle sopraindicate, prevalentemente patologie muscolari distrofiche, malattie degenerative del sistema nervoso, ecc.
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Per quanto attiene agli atleti amputati la classificazione prevede amputazioni congenite o acquisite ed è la seguente :
- A1 amputazione doppia sopra il ginocchio
- A2 amputazione singola sopra il ginocchio
- A3 amputazione doppia sotto il ginocchio
- A4 amputazione singola sotto il ginocchio
- A5 amputazione doppia sopra o attraverso il gomito
- A6 amputazione singola sopra o attraverso il gomito
- A7 amputazione doppia sotto il gomito
- A8 amputazione singola sotto il gomito
- A9 combinazione di amputazioni dell’arto superiore e inferiore.
Questa classificazione è ricavata da
1996 Atlanta Paralympic Games Classification Manual
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Valutazione funzionale dell’ atleta amputato
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La valutazione funzionale dell’atleta amputato di arto inferiore non è un argomento particolarmente frequente nella letteratura specialistica, nonostante da più di 20 anni sia presente alle Olimpiadi. Soltanto 3 articoli su 11 di quelli consultati osservano atleti variamente amputati di arto inferiore in misure o confronti con atleti normodotati o paraplegici. Questi ultimi sono in genere i più studiati, anche perché sono stati i primi a essere inclusi e non a caso le Olimpiadi per Disabili si chiamano ancora in inglese Paralympics, crasi per Olimpiadi per Paraplegici. Poiché per definizione questi ultimi non muovono le gambe o le controllano male il tipico esame di valutazione è quello effettuato con l’ergometro a manovella (arm cranking) oppure, quando disponibile, con uno speciale ergometro a sedia a rotelle (wheelchair ergometer). Entrambi queste metodiche sono volte a studiare i classici parametri metabolici e cardiorespiratori massimali e in soglia anaerobica facendo compiere il lavoro esclusivamente agli arti superiori, tenuto conto che quelli inferiori non partecipano in modo significativo allo sforzo fisico. I test che valutano atleti amputati utilizzano talvolta gli stessi ergometri perché non è detto che questi atleti non debbano far uso della sedia a rotelle; soltanto in una piccola percentuale si trovano dati registrati durante l’uso speciale del cicloergometro con una sola gamba (one leg cycling).
Da questa situazione scaturisce la difficoltà di paragonare la prestazione di un atleta amputato, che senza uso di protesi né di sedia a rotelle usa abitualmente la bicicletta con una sola gamba e, con l’uso di normali stampelle (bastoni canadesi) adattate, deambula a velocità anche elevata, con i valori delle prestazioni medie desunte dalla letteratura, misurate però in situazioni forse meno impegnative, per quanto massimali. Mi riferisco al fatto che un esercizio con l’ergometro a manovella o con l’ergometro a sedia a rotelle mette in moto masse muscolari più modeste rispetto all’attività anche solo di un’unica gamba; in particolare è l’aspetto del ritorno venoso al cuore che aumenta in modo drastico in questa seconda evenienza, per cui i parametri quali frequenza (HR) e gettata cardiache e di conseguenza il consumo di ossigeno (VO2) vengono influenzati qualitativamente e quantitativamente in modo differente.
Un’altra difficoltà è rappresentata dal fatto che non tutti i lavori reperibili in letteratura per confronto esprimono il VO2 con le stesse unità: alcuni riportano le misure in litri al minuto (l min-1), mentre altri riferiscono il consumo al peso corporeo (ml kg-1 min-1).
Ad esempio, un lavoro che paragonava VO2 e HR durante esercizio submassimale alla manovella e alla manovella combinata con l’attività della gamba, che pedalava per elettrostimolazione, metteva in luce come quest’ultimo esercizio avesse un consumo maggiore, date le masse muscolari utilizzate, ma una frequenza significativamente minore, poiché la gettata cardiaca si basava sulla presenza della "pompa muscolare" e quindi più sulla gettata pulsatoria che sulla frequenza. In questo caso il VO2 era di 1.58 l min-1 contro 1.26 l min-1 dell’esercizio svolto con i soli arti superiori. Uno dei pochi articoli che trattano di atleti amputati mette in luce come il VO2 di questi sia superiore in genere a quello dei paraplegici e tetraplegici (fino a 2.5 l min-1) e come atleti dediti a sport aerobici su pista abbiano un VO2 più alto di atleti dediti alla pallacanestro, entrambi i gruppi utilizzando la sedia a rotelle.
Dalla letteratura esaminata si possono desumere i valori dei parametri citati che sembrano utili per un confronto con le prestazioni del soggetto amputato.
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Dati medi che qui riporto sono da riferire ad atleti paraplegici o amputati o tetraplegici stimolati in diverse attività massimali o di poco submassimali quali :
- ergometro a manovella
- ergometro a manovella + cicloergometro per un solo arto
- ergometro a sedia a rotelle
- deambulazione con bastoni canadesi
- deambulazione su nastro trasportatore con protesi (lunga o corta)
I valori vengono riportati come media deviazione standard cui è affiancato il numero dei dati a cui sono riferiti: questi sono a loro volta l’espressione della media dei valori dei soggetti studiati.
VO2 max o submax: 1.98 0.61 l min-1 n = 14
25.9 10 ml kg-1 min-1 n = 10
HR max o submax: 146 18.7 b min-1 n = 6
VO2 alla soglia anaerobica: 12.57 1 ml kg-1 min-1 n = 4
HR alla soglia anaerobica: 125.5 8.5 b min-1 n = 2
soglia anaerobica % VO2 max: 65.6 % n = 3
Questi valori medi, la cui variabilità non sembra a prima vista eccessiva, sono però l’espressione di attività diverse svolte da persone diverse per handicap e fra le quali si possono ancora mettere in evidenza alcune differenze.
I VO2 max ad esempio variano da un minimo di 0.95 l min-1 dei tetraplegici a un massimo di 2.86 l min-1 di paraplegici e amputati dediti ad attività su pista o strada; può essere curioso ricordare che appartenenti alla stessa categoria dediti al tiro con la pistola hanno un VO2 max, misurato ovviamente allo stesso modo, di soli 1.32 l min-1. Dall’esame della letteratura si evince anche che paraplegici e soprattutto amputati dediti ad attività su pista o strada hanno sempre consumi maggiori dei colleghi che praticano sport misti o aerobici - anaerobici alternati.
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